E scrissi, per un’ora, per due, non so. Le parole fluivano, gravi, quasi solenni: si delineava il mio momento psicologico; chiedevo al dolore se poteva divenire fecondo; affermavo di ascoltare strani fermenti del mio intelletto come un presagio di una lontana fioritura…
(da “Una donna”, di Sibilla Aleramo)
mercoledì, 04 novembre 2009
“Viaggi e Intemperie”
Filippo Graziani canta Ivan Graziani
“Viaggi e intemperie” è l'avventura di Filippo e Tommy Graziani nell'eredità musicale di Ivan cantautore e padre. A loro è toccato afferrare le sue “radici nel vento” perché il viaggio della sua musica non si fermasse. Un'avventura dove si intrecciano nomi, persone, luoghi, emozioni e ricordi per riscoprire da un altro punto di vista le sue canzoni.
Dal 6 novembre, infatti saranno in scena con uno spettacolo che Pepi Morgia, che ne ha curato la regia, definisce un “caleidoscopio di ricordi”.
Sul palco oltre ai figli del cantautore abruzzese scomparso 12 anni fa, Filippo voce e chitarra e Tommy alla batteria, anche due musicisti che hanno accompagnato Ivan in diverse tournée: alla chitarra solista Bip Gismondi e alle tastiere Carlo Simonari. Le linee di basso sono affidate a Marco Battistini che insieme a Tommy e Filippo formano i Carnera.
“Per la scelta dei pezzi – racconta Filippo Graziani - siamo partiti da una vecchia scaletta, scritta da papà, che abbiamo ritrovato fra le sue cose. Mi sembrava la cosa giusta da fare. Poi ovviamente abbiamo arricchito questo ‘viaggio’ di altri brani, alcuni cui eravamo particolarmente legati, altri semisconosciuti che risalgono addirittura agli anni 60’, quando fondò il gruppo ‘Anonima Sound’”. Naturalmente non mancheranno i grandi successi del cantautore come Lugano Addio, Agnese, Firenze, Pigro, Monnalisa e Maledette Malelingue.
E se sul fronte del palco ci sarà Filippo, alle sue spalle, a scandire i ritmi rock della musica di Ivan, ci sarà Tommy, batterista di esperienza che ricorda quel tour de ‘96 “quando mio padre mi volle a suonare con sé nonostante fossi giovane ed inesperto”. “Ora – spiega – davanti a me ci sarà Filippo. E’ una sensazione bella quanto strana vederlo lì al posto di papà… abbiamo suonato molte volte insieme ma questa volta sarà emotivamente coinvolgente”.
Ad amplificare le suggestioni musicali, una scenografia molto particolare che vede installazioni di video arte di Davide "ERON” Salvadei, noto esponente riminese della street art internazionale.
Il tour partirà dallo storico Teatro Petrella, di Longiano in provincia di Cesena, che ha coprodotto lo spettacolo.
Data Zero del tour “Viaggi e Intemperie” - Filippo Graziani canta Ivan Graziani
Venerdì 6 novembre h. 21.00
Teatro Petrella – P.zza San Girolamo, 2 - Longiano (FC)
Partita con tutti i presupposti per essere un grande movimento di rinnovamento nel panorama cultural musicale della città di Genova non ha resistito al giro di boa e dopo il primo mese la rassegna è stata sospesa. La manifestazione "Zerocover" è stata annullata ed ai proprietari dell’Oltreconfine Café di Genova non rimane che scusarsi con il vicinato per il disturbo arrecato. I proprietari e gli organizzatori sono stati infatti invitati a sospendere le attività musicali. Dal canto loro si impegnano a provvedere all’insonorizzazione dell’area del locale adibita ai concerti.
Agli artisti coinvolti nella rassegna non resta che l’amaro in bocca. I dischi, sappiamo benissimo, che non si vendono più se non grazie ad ingenti capitali investiti in promozione radio-televisiva. Per farsi conoscere gli emergenti hanno a disposizione solo i live per creare quello zoccolo duro di pubblico che è considerato dalle case discografiche il primo biglietto da visita per valutare la possibilità di iniziare a lavorare su un artista. A Genovanon è rimasto più neanche questa possibilità.
Ultimamente a livello nazionale si parla di Genova per il degrado, lo spaccio, la prostituzione. Nessuno ha menzionato il fatto che un gruppo di artisti emergenti e talentuosi si era messo in gioco gratuitamente – e molto spesso a proprie spese -per presentare al pubblico i propri brani live. Fortunatamente la stampa locale ha appoggiato l’iniziativa con articoli importanti, il pubblico anche, non è mai mancato. Ma non tutti amano la musica.
La denominazione della rassegna Zerocover voleva essere una provocazione in quanto è sempre più difficile trovare spazi per la musica inedita - soppiantata da coverband, tribute band, ecc...– ed era anche una dichiarazione di esistenza di “nuovi” artisti in relazione all’importante storia della regione Liguria e di Genova in particolare, culla di grandi cantautori. La Genova musicale non è solo rappresentata da Fabrizio de André, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, che non ci sono più. E non solo da Gino Paoli (anche se adottivo), Ivano Fossati, Giorgio Calabrese, Gian Piero Reverberi, Francesco Baccini e Max Manfedi, molti altri continuano la tradizione, tra questi meno conosciuti al grande pubblico Federico Sirianni, Claudia Pastorino.
La forza, la crescita e il successo della scuola genovese non fu solo dovuto alla genialità ma dal “gruppo”, all’unione che andava oltre alla stima professionale e basata sull’umanità, lo scambio e perché no anche l’aiuto reciproco. In una parola alla collaborazione. Questo si voleva ricreare all’Oltreconfine Cafè grazie a Gennaro Esposito, in arte Zazza, cantautore anche egli emergente che scontratosi contro il sistema discografico voleva dimostrare che si può vivere di musica anche senza riempire gli stadi. “Basta organizzarsi – sosteneva Zazza - l’individualismo non porta da nessuna parte, l’unione fa la forza. Il motto era “Basta Lamentarsi! Crederci! Crederci! Crederci!”.
Stava così nascendo un rapporto di scambio e di reciproca stima tra le nuove leve della musica genovese,Augusto Forin, Belzer, Bobby Soul, CAP16100, Ceanne Mckee, Davide Geddo, Esmen, Il Ponte Di Zan, Marco Fuori, Mauro Cipri, Palconudo, White Mosquito, Ruben Esposito, Saudade, Schintu, Valentina Amandolese, Zazza, Zibba.
La Rassegna Zerocover prevedeva undici appuntamenti ad ingresso gratuito (e senza neanche obbligo di consumazione, che era semplicemente consigliata…), dove ogni sera si sarebbero esibiti due artisti con a disposizione 45 minuti ciascuno e due palchi aperti (a fine aprile) per festeggiare la conclusione della manifestazione. Manifestazione sospesa e sogno spezzato…
Frotunatamente la settimana è finita perché le brutte notizie in campo musicale continuano a susseguirsi.
La manifestazione "Zerocover" che la Top1 Communicationstava seguendo come ufficio stampa, è stata annullata causa troppo rumore. I vigili si sono presentati all'interno dell'Oltreconfine Caffè con rilevatore fonometrico ed hanno multato il locale obbligandoli a sospendere la rassegna e tutte le attività musicali.
Ideatore e direttore artistico della manifestazione era ed è Gennaro Esposito, in arte Zazza, cantautore anche egli emergente che scontratosi contro il sistema discografico avrebbe voluto dimostrare che si può vivere di musica a tutti i livelli e non solo a quelli “alti”. “Basta organizzarsi – sosteneva Zazza - l’individualismo non porta da nessuna parte, l’unione fa la forza. Il motto della manifestazione era “Basta Lamentarsi! Crederci! Crederci! Crederci!”. Invece la disfatta è stata totale.
Ora rimane solo l’amaro in bocca. I dischi, sappiamo benissimo, che non si vendono più se non grazie ad ingenti capitali investiti in promozione radio-televisiva. Per farsi conoscere gli artisti emergenti hanno a disposizione solo i live per creare quello zoccolo duro di pubblico che è considerata dalle case discografiche il primo bigliettino da visita per valutare la possibilità di iniziare a lavorare su un artista. A Genovanon è rimasto più neanche questo.
Ultimamente si parla di Genova per il degrado, lo spaccio, la prostituzione. Nessuno ha menzionato il fatto che un gruppo di artisti emergenti e talentuosi si era messo in gioco gratuitamente – e molto spesso a proprie spese -per presentare al pubblico i propri brani live. Fortunatamente la stampa locale ha appoggiato l’iniziativa con articoli importanti, il pubblico anche, non è mai mancato. Ma non tutti amano la musica.
La denominazione della rassegna Zerocover voleva essere una provocazione in quanto è sempre più difficile trovare spazi per la musica inedita - soppiantata da coverband, tribute band, ecc...– ed era anche una dichiarazione di esistenza di “nuovi” artisti in relazione all’importante storia artistico musicale della regione Liguria e di Genova in particolare, culla di grandi artisti. La Genova musicale non è solo rappresentata da Fabrizio de André, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, che non ci sono più. E non solo da Gino Paoli (anche se adottivo), Ivano Fossati, Giorgio Calabrese, Gian Piero Reverberi, Francesco Baccini molti altri continuano la tradizione, tra questi meno conosciuti al grande pubblico Federico Sirianni, Claudia Pastorino.
La forza, la crescita e il successo della scuola genovese non fu solo dovuto alla genialità ma dal “gruppo”, all’unione che andava oltre alla stima professionale e basata sull’umanità, lo scambio e perché no anche l’aiuto reciproco. In una parola alla collaborazione. Questo si voleva ricreare all’Oltreconfine Cafè grazie a Zazza. Sì perché stava nascendo un rapporto di scambio e di reciproca stima tra le nuove leve della musica genovese,Augusto Forin, Belzer, Bobby Soul, CAP16100, Ceanne Mckee, Davide Geddo, Esmen, Il Ponte Di Zan, Marco Fuori, Mauro Cipri, Palconudo, White Mosquito, Ruben Esposito, Saudade, Schintu, Valentina Amandolese, Zazza, Zibba.
La Rassegna Zerocover prevedeva undici appuntamenti, dove ogni sera si sarebbero esibiti due artisti con a disposizione 45 minuti ciascuno e due palchi aperti (a fine aprile) per festeggiare la conclusione della manifestazione. Manifestazione sospesa e sogno spezzato…
Ho letto per caso, navigando su internet, che a metà di aprile chiuderà il Nannucci Store. Lo apprendo con dolore e tanta malinconia. Sì perché io da Nannucci ci ho lavorato quando vivevo a Bologna. E per vivere di musica avevo ritenuto corretto voler conoscere tutti gli ingranaggi di questa grossa macchina che è l'industria discografica. Sì ero commessa da Nannucci e mi occupavo della contabilità.
C’è stato un periodo, in IV superiore che smaniando da “piccola imprenditrice” avevo proposto a mio padre di avviare un negozio di dischi, solo rarità di importazione, con particolare dedizione alla musica classica.... Mio padre da sempre stato più lungimirante di tante altre persone che io conosca, mi disse: "Figlia mia, non volevi iscriverti al DAMS a Bologna? Vai...". Partì così alla volta di
Bologna con una valigia piena di sogni ed un'altra da riempire…
Frequentai i corsi, diedi tanti esami, mi divertì moltissimo ed essendo una studentessa “fuori sede” decisi di lavorare. Quando si dice “il destino” venni assunta part time proprio da Nannucci. Quanti aneddoti che ora mi salgono alla mente da raccontare: clienti stravaganti, altri che venivano in negozio per fare quattro chiacchiere, come fosse un usuale punto di ritrovo. Oppure frasi sentite che ti facevano venire voglia di annotarle per pubblicare poi un pamphlet, come le richieste di cd di artisti con nomi storpiati. Come dimenticarsi, poi, del mio attacco di panico nel periodo natalizio per la fila alle casse che si snodava lungo tutto il negozio. Ho vissuto un anno, giorno dopo giorno, da Nannucci e quando tornavo a Bologna era tappa obbligata per ritrovare gli amici ancora lì. Me ne andai da quel posto di lavoro dopo un anno o poco più, buttando all’aria un contratto a tempo indeterminato ben retribuito, con tredicesima e quattordicesima…
Nannucci Store contava all’epoca (quasi dieci anni fa) più di dieci dipendenti, alcuni anche con famiglia.
Un pezzo di storia della mia vita viene così in un qualche modo “cancellata” ma anche un importante pezzo di storia musicale bolognese e nazionale. Sì perché Nannucci era conosciuto in tutto il mondo grazie alla vendita on line (ultimamente), ma ancora prima grazie al catalogo che veniva inviato per posta. Nannucci continuerà ora a vivere solo sul web, ma l’aria famigliare che si trovava entrando nel negozio, la possibilità di accaparrarsi un lettore cd e ascoltare i vecchi e nuovi dischi come se fosse la propria cameretta e decidere così l’acquisto o meno era il punto di forza di questo “ritrovo” fuori dal comune, dove si poteva chiedere consiglio a commessi preparati, perché prima di tutto, grandi appassionati nei loro settori di competenza.
Will Smith, protagonista de La ricerca della felicità
Come lo sbadiglio: la gioia si attacca e si propaga tra le persone, i gruppi sociali. Lo prova una ricerca americana finita sul British medical journal condotta su 5mila adulti, dalla quale arriva la conferma che un cuorcontento rende felici anche quelli che lo circondano, addirittura nel raggio di un miglio. Con un limite: il contagio funziona per gli amici, e non per i colleghi di lavoro, dove fattori ' di disturbo' come rivalità, competizione, invidia, hanno la meglio sui sentimenti.
Lo studio del Framingham Heart Study tra il '71 e il 2003 aveva lo scopo di individuare il rischio cardiaco: ai partecipanti è stato chiesto di fornire le "coordinate" di amici e parenti (luogo di residenza e posto di lavoro) ed è partito il monitoraggio.
A distanza di due-quattro anni tutti venivano sottoposti a sondaggi in cui si chiedeva se si considerassero poco, abbastanza o molto contenti, ed è saltato fuori che esisteva una netta correlazione tra la felicità delle persone del proprio ambiente e la soddisfazione individuale.
La persona felice non conosce direttamente gli individui destinatari della sua gioia e
l'effetto contagio dura fino a un anno. Un individuo felice contagia gli amici e gli amici degli amici,
disperdendo la sua gioia su tre gradi di connessioni nella rete sociale. Fondamentale la distanza: più si abita lontano minori sono le chance di essere contagiati.
Da oggi, questo blog, torna a vivere ed avrà una costanza... (non da testata giornalistica, nel caso qualcuno passasse di qui a fare le pulci!)
e lo farà con un'intervista allo specchio...
Ciao Stefania, ci ritroviamo dopo tanto tempo. Si erano un po' perse le tue traccie da queste parti, cosa ti ha portato lontano da questa "casa"?
Ho continuato a scrivere, non ho mai smesso, ma non erano più racconti, stralci di vita o impressioni dal mondo. Ho scritto canzoni, i testi sgorgavano dalla mia penna già in musica ed erano inscindibile. Cosicché ho ritenuto opportuno spostare il mio "domicilio virtuale" nella piattaforma musicale per eccellenza, MySpace.
Ed ora cosa ti riporta al tuo blog? cosa è cambiato?
Per scrivere altre canzoni devi avere la curiosità di guardarti attorno, altrimenti rischi di scriverti addosso: stesse tematiche, stesse sonorità. Per scrivere bisogna essere delle spugne (non inteso alcol!! la musica non porta a bere alcol anche se qualche legislatore buontempone ha dato per scontato, istituendo una legge ad hoc!) e assaporare la vita in tutte le sue sfumature. Crescendo cambiano le prospettive e le vedute, come guardare il cielo, anche se lo guardi tutti i giorni, non è mai lo stesso. Le nuvole si spostano in continuazione e lo rendono sempre diverso. Nel mio caso sono cambiate molte cose, comprese le priorità e gli obiettivi da raggiungere, che sono sempre più definiti e chiari.
Di cosa parlerai, quindi?
Di quello che capita, come ho sempre fatto. Di cose strane alla tv, di concerti live che andrò a vedere o che ho visto in quest'ultimo periodo (un favoloso Daniele Stefani, dei strepitosi Fabio Cinti con Morgan, ma anche del quartetto d'archi di Rom, ...). Del mio lavoro, della lotta per la sopravvivenza in questa società. Dei problemi per avviare un'attività... O cose che mi affascinano: poco fa, per esempio, ero affacciata alla finestra della casa di un amico a Milano, città grigia, caotica se vogliamo, ma che nasconde tanti piccoli giardini privati e ben curati. Beh, c'erano dei gatti che stavano giocando sotto un alberello, guardando attentamente sopra stava appollaiato un uccellino e loro, sotto, a saltellare per cercare di catturarlo. Ormai queste sono situazioni distanti dalla città che ogni giorno viviamo... e tutto ciò mi affascina.
E di amore? un tempo ne parlavi...
Sì, ne parlavo anche troppo. Credo che terrò per me ogni sensazione ed emozione. Tra le priorità, ammetto che ci sia l'esigenza di una famiglia. Il tempo dirà, mentre Dio vede e provvede! Io credo, come ho scritto più volte, che ogni cosa che viviamo sia già prevista: un incontro, un occasione di lavoro, un re-incontro con persone che si erano perseo, ecc... L'importante è essere in grado di leggere le "coincidenze" o le "corrispondenze", per capire dove queste ci vogliano portare e di solito, verso un destino già scritto.
Quindi sei fatalista?
direi una fatalista-razionale.
I tuoi progetti futuri?
Per il momento sono tutti "lavorativi" e sono un bel po'. Ma questi ve li racconterò se rinizierete a leggere ed interagire questo blog con passione e costanza.
Caro Gigi,
è appena andato in onda il tuo speciale su Mina. Bello. Hai coinvolto tantissime persone: collaboratori, attrici, show-girl, gente comune. Quasi tutti esaltavano le doti della grandissima, sì quasi tutti perché non potevi far vedere che tutta Italia era concorde nell'osannare Mina, candidata alle politiche, sarebbe, secondo i tuoi sondaggi un'elezione ad unanimità! Ma ci può stare, caro Gigi, Mina è Mina. Premesso che alcune delle intervistate me le sarei risparmiate, per la pochezza del loro contributo... Ma cosa avrà pensato la stessa Mina? Cambiando l'introduzione, hai già bello e pronto il "coccodrillo". Modificando ancora avresti già pronto il tanto agoniato rientro sulle scene di chi dal mondo dello spettacolo vuole stare lontana anni luce. A ragion veduta.
Sai cosa ti dico caro Gigi, mi sarebbe piaciuto essere una Zanzara Tigre e stare nel salotto della Tigre di Cremona e gustare con lei il tuo approfondimento. Probabilmente l'avrei vista intenta in riti scaramantici - anche se le avete più volte augurato lunga vita - alcuni dedicati a lei e alla sua salute, altri per aiutarsi a non cedere alle vostre lusinghe...
Caro Gigi, ti saluto con un epitaffio a te dedicato in risposta al tuo coccodrillo... che tu non me ne voglia. Mi permetto di rispondere io per Mina...la Zanzara Tigre Genovese in vece della Tigre di Cremona...
Gigi Marzullo
Quando avrete parlato alla gente
e la gente avrà ascoltato le vostre domande
e avrete così arricchito le loro menti
il più possibile,
con i libri, la riflessione, il cinema, la musica, la poesia,
il dolore, la gioia, le parole, le immagini,
le amabili conversazioni sul passato
e sul futuro del bel paese;
sicché vi parrà a volte di offrire il mondo
dal tubo catodico o ancor più annullando il telecomando;
allora, se per l'affollarsi di tanti poteri
entro il cerchio delle vostre menti,
le menti prenderanno fuoco,
e nell'incendio delle menti
il male del mondo sarà illuminato e reso intelligibile siate
grati se in quell'ora di visione suprema
la vita ossequiosamente si appresterà in un
"buona sera buona notte
cari amici della notte"
Caro Gigi,
con tanto affetto e simpatia!
La Zanzara Tigre Genovese....
Sarei curiosa di vedermi tra 10 anni. Non tanto... solo 10 anni. Sarò incasinata come al solito? alla eterna ricerca di tranquillità? o in uno stato di calma apparente?
Credevo di averla trovata. Credevo di aver trovato in Roma e in un lavoro che mi soddisfa, la mia tranquillità. Di aver acquietato per quanto possibile la mia anima dannata. E invece, a quanto pare, no. Mi ritrovo nella perenna ricerca di qualcosa. Quello che non ho. Alla continua corsa verso qualcosa. che non troverò.
Non mi spaventa la solitudine, perché non sarò mai sola. Mi spaventa l'idea di sbagliare e non poter più recuperare. Anche se solo alla morte non c'è rimedio...quindi, forse, posso dormire sonni tranquilli...
Il SANTA TECLA ritorna con una sfida: riapre alla musica di qualità
puntando sui giovani emergenti
e raccoglie le foto d’epoca scattate al SANTA TECLA
durante i mitici anni ’60 e ’70
Il Santa Tecla, nato nel cuore di Milano nel 1951, è legato a nomi come Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Adriano Celentano, Enzo Jannacci... che hanno esordito proprio su questo palco, segnando la storia della musica italiana. Così come negli anni ’60 e ’70, il Santa Tecla si ripropone con la nuova gestione di Paolo Sorrenti, aprendo le porte e scommettendo sugli emergenti che avranno la possibilità di proporre progetti musicali inediti. Il Santa Tecla torna con rinnovato entusiasmo ed ospiterà serate di cabaret (lunedì), di jazz (mercoledì) e di musica d’autore (domenica).
Sfogliando il palmares degli ospiti illustri che si sono avvicendati nello storico locale e ascoltando i racconti, la nuova gestione ha deciso di raccogliere le fotografie storiche, scattate da chi il Santa Tecla lo viveva quotidianamente con la sua musica, con gli incontri, con gli eventi…
Le foto più significative verranno esposte all’interno del locale e diventerà una mostra fotografica che verrà allestita all'interno del locale. Si può partecipare all'iiniziativa "FotoTecla" spedendo o consegnando una (o più) foto (min. 20x30 cm) in busta chiusa presso Santa Tecla - FOTOTEC(L)A - Via Santa Tecla 3 – Milano.
Si cercano le foto di quando Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Adriano Celentano, Enzo Jannacci o altri artisti si esibirono al Santa Tecla. O chissà magari anche una tua foto durante una esibizione al Santa Tecla nei mitici anni ’60 e ’70!
Lo odio perché purtroppo viviamo in un mondo in cui vale solo l’apparenza. Non importa a nessuno, chi sei, cosa hai fatto, quanto hai studiato. Viviamo in un mondo di improvvisati. Dove vanno avanti le belle facce e poi viene il resto. Prima devi piacere al pubblico. Se poi piaci, allora investirò su di te, facendoti studiare. Sputare sangue. E nell’arco di tempo che va da 6 mesi a due anni “sarai” un attore, oppure un cantante. Forse si salvano ancora da questo tragico gioco i ballerini. Tanto è palese capire se uno sa ballare, quanto ormai non si distingue più chi sa cantare e/o recitare.
Tutti bramano il successo facile. I soldi facili. La vita facile. Non esiste più la costanza, lo studio, lo sforzo. A cosa serve studiare? Se chi studia si ritrova solo a fare spettacoli con pochi mezzi vedendosi sorpassare dal belloccio di turno che studierà, imparerà, farà, ma intanto è un ottimo oggetto di marketing a cui legare un brand e farlo diventare un fantoccio immagine. Non era meglio se l’avessero messo a fare l’uomo o la donna sandwich da qualche altra parte (un marciapiede) ma non in casa nostra, nei nostri televisori, nelle nostre vite.
Non sarò certo io a cambiare il mondo, ma almeno ci provo. Non mi interessano i soldi facili. Li ho spesi facilmente per avere in cambio nozioni. Di canto. Di musica. Dio solo sa quanti ne hanno spesi i miei genitori…
Ma amo questo mio lavoro “matto e disperatissimo”. Amo il mio lavoro in quanto mi permette di scegliere di seguire solo ciò in cui credo veramente. Se uno spettacolo mi piace lo promuovo. Altrimenti sono libera di non prendere quel lavoro. Valuto la qualità. Credo fermamente nei progetti che seguo. Forse farò un po’ più fatica di altri, ma almeno la mattina potrò guardarmi allo specchio ed essere certa di non aver seminato spazzatura. E di non aver contaminato questa Italia che va a rotoli. Che si è dimenticata la ricchezza culturale che la contraddistingueva agli occhi di chi ci vedeva ed ascoltava da fuori. Di coloro che affrontavano un lungo viaggio solo per entrare nei nostri piccoli teatri…o vedere le nostre meravigliose bellezze… che non sono quelle mozzafiato del tubo catodico!
Ho troppo rispetto per l’arte per non tentare almeno nel mio piccolo di ridarle vita. I più pessimisti diranno – e li sento – non si può rianimare un corpo senza vita. Io sono ottimista. Non si parla di un corpo esanime, ma della “bella addormentata nel bosco”…